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Campagne di ricerca Google Ads: i settaggi di default che ti fanno buttare soldi (e come evitarlo)

Campagne Google Ads con settaggi di default che causano spreco di budget nella rete di ricerca

Se hai lanciato una campagna di ricerca su Google Ads senza toccare le impostazioni di default, molto probabilmente stai sprecando budget.
Non perché Google Ads “non funziona”, ma perché Google lavora per Google, non per il tuo ROI.

E no, non è complottismo.
È proprio così che la piattaforma è progettata.

In questo articolo ti mostro tutti i settaggi truffaldini (o quantomeno pericolosi) che Google Ads attiva di default e che dovresti disinnescare subito se vuoi campagne di ricerca sane, controllabili e profittevoli.

Se hai mai avuto la sensazione che “i conti non tornano”, sei nel posto giusto.

Rete partner di ricerca e rete display: escluse, senza pensarci due volte

Quando crei una campagna di ricerca, Google Ads attiva automaticamente:

  • rete di partner di ricerca
  • rete display

Sulla carta sembra una buona idea.
Nella realtà significa diluire il budget su contesti che non hanno nulla a che fare con una ricerca attiva e consapevole.

👉 Se stai facendo search, devi stare solo sulla ricerca Google.
Punto.

Togli entrambe le spunte e concentra il 100% delle risorse su utenti che stanno scrivendo una query precisa nel motore di ricerca.

Target geografico: “presenza o interesse” è quasi sempre sbagliato

Altro classico “regalo” di Google Ads:
la targettizzazione geografica impostata su Presenza o interesse.

Tradotto:
i tuoi annunci vengono mostrati non solo a chi si trova realmente in quella zona, ma anche a chi potrebbe avere un interesse vago per quel luogo.

Se hai un’attività radicata in un territorio specifico, questa impostazione è un disastro silenzioso.

👉 Devi selezionare solo “Presenza”.
Niente interesse.
Niente interpretazioni creative da parte di Google.

Strategia “orientata alle conversioni”: no, se non hai uno storico solido

Google Ads spinge fortissimo sull’orientamento alle conversioni.
E capisco il perché: noi vogliamo conversioni.

Il problema è un altro.

Se:

  • l’account è nuovo
  • non hai uno storico affidabile
  • le conversioni non sono state tracciate bene in passato

👉 questa strategia non funziona.
Anzi: ti danneggia.

Google non ha abbastanza dati per ottimizzare e inizia a prendere decisioni… discutibili.

Non partire orientato alle conversioni.
Costruisci prima dati puliti. Poi, eventualmente, ci arrivi.

Keyword suggerite da Google Ads: non accettarle passivamente

A livello di gruppo di annunci, Google Ads ti propone una scorciatoia:
gli dai la landing page e lui ti suggerisce le keyword.

È qui che molti cadono in tentazione.

❌ Quelle keyword:

  • spesso sono esplorative
  • spesso non sono orientate alla vendita
  • quasi sempre sono in corrispondenza generica o “ampia”

Lasciarle così non va bene.

Può funzionare in casi sporadici, ma non è una strategia.

👉 Le keyword vanno scelte, filtrate e gestite, anche a livello di corrispondenza.
La generica può avere senso solo su account maturi, non come punto di partenza.


Quando il problema non è ottimizzare Google Ads, ma decidere

Se i risultati non arrivano, continuare a testare senza una direzione chiara spesso significa solo rimandare una decisione.
Una consulenza Google Ads serve a capire cosa sta davvero bloccando le performance, prima di investire altro budget.


I testi suggeriti da Google Ads? Ignorali

Quando arrivi alla creazione degli annunci, Google Ads prova a fare il copywriter al posto tuo.

Suggerisce:

  • titoli
  • descrizioni
  • combinazioni automatiche

Il problema è che non sono testi di vendita.

Spesso:

  • replicano banalmente le keyword
  • non scremano i click
  • non inseriscono marcatori di prezzo
  • attirano persone che non possono o non vogliono comprare

👉 Gli annunci vanno scritti strategicamente.
Da te.
O dal tuo consulente.

Non vanno lasciati in balia dei suggerimenti di Google.

Punteggio di qualità: non farti venire l’ansia

Google Ads ama far leva sull’ansia.
Una delle sue armi preferite è il punteggio di qualità.

“Annuncio mediocre”
“Annuncio sotto la media”
“Annuncio scadente”

Respira.

👉 Non cambiare annunci scritti bene solo per far contento Google.

Se il testo:

  • vende
  • filtra i click
  • porta contatti qualificati

non toccarlo.

Segui la logica della scrittura di vendita, non quella delle notifiche ansiogene.

Le raccomandazioni automatiche: la trappola finale

Qui arriviamo al punto più subdolo.

Google Ads:

  • ti bombarda di consigli non richiesti
  • ti spinge ad attivare “migliorie” automatiche

E soprattutto…
👉 può applicarle automaticamente.

Questa opzione non va mai attivata.

Se lo è:

  • Google può riattivare rete display
  • può riattivare partner di ricerca
  • può stravolgere la campagna

Esattamente l’ultima cosa che vuoi.

Disattivala. Subito.

Conclusoni

Le campagne di ricerca possono funzionare molto bene, ma solo se riprendi il controllo.

I settaggi di default di Google Ads:

  • non sono pensati per il tuo ROI
  • sono pensati per aumentare la spesa

Se vuoi evitare sprechi di budget, devi sapere dove mettere le mani.

E se non vuoi farlo da solo, in descrizione trovi il link per prenotare una chiamata gratuita di 30 minuti: parliamo delle tue campagne, non di teoria.


Crea finalmente campagne DAVVERO efficaci!

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